LA NECROPOLI
20/06/2008 - 09:29
 La necropoli di Campovalano vista attraverso il Museo di Campli

Le prime tracce di vita nella pianura di Campovalano di Campli risalgono all’età del bronzo:

è infatti nel corso del XV sec. a.C. che una comunità di allevatori ed agricoltori si insedia nella zona di Coccioli. Le testimonianze archeologiche di questo insediamento del secondo millennio a.C., scavate nel 1971, sono esposte nella prima sala del Museo di Campli. Particolare attenzione è rivolta ai testi faunistici che mostrano la cospicua presenza di pecore e capre oltre che di buoi e di maiali; quasi del tutto assenti risultano gli animali selvatici a testimonianza della scarsa incidenza che aveva la caccia nell’economia generale dell’insediamento.La gente di Coccioli fabbricava degli strumenti in bronzo che si può arguire dalla forma e dagli  scarti di fusione e da un pugnale, esposti in Museo. La lavorazione del latte per trarre ricotta e formaggi è documentata da alcuni vasi particolari chiamati bollitoi e colini. A partire dal decimo secolo a.C. , nella pianura di Campovalano non vi sono più tracce di abitazioni ma iniziano i seppellimenti. Le tombe più antiche finora scoperte nella necropoli si datano al decimo, nono ed ottavo secolo a.C.
Le sepolture della fine dell’età del bronzo e della prima età del ferro presentano dei corredi funerari assai ridotti: si tratta in genere di un solo oggetto in bronzo (fibula per le donne e rasoio per gli uomini) deposto sul torace dell’inumato. 

Sulla base delle poche testimonianze note per questa epoca sembra di poter dedurre di una certa “uguaglianza” nella società dei vivi che i semplici corredi funerari sembrano rispecchiare. E’ con la metà dell’ottavo sec. a.C. è cioè in parziale contemporaneità con l’arrivo dei Greci in Italia, che cominciano ad emergere, anche in Abruzzo le prime “disuguaglianze” sociali. A Campovalano troviamo, soprattutto nel corso dei secoli settimo e sesto, che i corredi si articolano  in diversi standard qualitativi e quantitativi; non solo le offerte ai defunti e cioè i corredi funebri,  sono di diversa entità ma anche la struttura delle tombe cambia. Si afferma infatti l’uso della tomba con circolo di pietre (semplice o doppio) che delimita un tumulo in terra.

Le tombe a tumulo sono caratteristiche anche a Campovalano in tutta la fase “regia” e sono divise, nella necropoli, in due grandi gruppi (uno occidentale ed uno orientale) a loro volta articolati in singoli sottogruppi.E’ evidente come questa disposizione, “a macchia di leopardo”, delle tombe sul terreno rispecchi a struttura e gruppi familiari (di tipo gentilizio clientelare) della società. Particolare rilevanza avevano, nelle fasi orientalizzante ed arcaica le sepolture di alcuni bambini “ricchi”. Comuni alle sepolture di ambedue i sessi sono i servizi di vasi in bronzo o in ceramica fatta a mano che testimoniano la rilevanza dell’ideologia del banchetto: il significato, anche simbolico del convivio è rimarcato altresì della presenza di gruppi di spiedi in ferro. Caratteristiche delle deposizioni maschili sono le armi attraverso le quali possiamo capire il modo di guerreggiare: nel settimo sec. a.C. vi sono dei capi montati su carri di legno e ferro alle cui spalle vi è una schiera di fanti armati con due lance ed un pugnale.Nel corso del sesto secolo a.C. si afferma l’uso di combattere a cavallo armati con una spada lunga da usare di taglio.

Tipici delle tombe femminili sono invece alcuni strumenti di lavoro legati al cucito, alla tessitura e alla filatura quali aghi, rocchetti, fusi e museruole. Il costume con cui le donne più abbienti venivano seppellite constava di un cinturone in bronzo e cuoio sulla vita, di perline di vetro, ambra ed osso fissate alla veste a mo’ di strass, di pendagli in bronzo con appesi conchiglie ciprie, denti di cinghiale, accette in pietra, pendenti di bronzo oltre a dei bottoni e delle spille (fibule) di vario tipo.

Intorno alla metà del quinto secolo la necropoli di Campovalano subisce uno stravolgimento totale: scompaiono le tombe a tumulo e i corredi funebri. Si tratta probabilmente dell’eco dei grandi stravolgimenti politici, sociali ed ideologici che stanno coinvolgendo tutta l’Italia peninsulare. E’ crollata infatti l’egemonia etrusca sull’Italia centrale, a Roma ed in Abruzzo si è passati da un regime monarchico ad uno di tipo repubblicano con cariche elettive, presso i Latini e forse anche presso alcuni popoli italici sono state introdotte delle leggi contro il lusso.In Abruzzo vengono abbandonati gli insediamenti d’altura in uso dall’età del bronzo e vengono impiantati nuovi siti in pianura su terrazzi fluviali posti all’incrocio dei fiumi, si instaura un preciso rapporto città-campagna con la nascita di fattorie agricole sul territorio, vengono monumentalizzati i santuari ed i luoghi di culto con le relative offerte.

Un riflesso della pianificazione urbanistica in atto nelle città e negli stati-territori si ha a Campovalano attraverso l’edificazione di una strada brecciata,larga oltre quattro metri, che attraversa l’intera pianura in senso nord sud. Su ambedue i lati della strada vengono seppelliti i morti di quest’ultima fase di storia della necropoli (dalla fine del quinto secoli agli inizi del secondo secolo a.C.) con la testa costantemente rivolta a sud mentre quelli delle fasi precedenti erano generalmente orientati ad ovest.

I corredi funerari contano pochi oggetti: vasi verniciati in nero e fatti al tornio, tra cui particolarmente diffuso è il cratere) anelli ed orecchini in argento e in bronzo, oggetti da toletta quali nettaunghie e forbici, perle in pasta vitrea, secchi di bronzo. In questa fase l’elemento bellico è rappresentato dalla presenza di alcune lance forse anche perché l’esercizio delle armi è ormai diventato un mestiere, sappiamo dalle fonti greche e romane come i mecenati italici fossero particolarmente apprezzati nei conflitti di tutto il bacino mediterraneo.
Dopo la conclusione delle guerre sannitiche (seconda metà del quarto secolo a.C.) e dopo la conquista romana dell’Abruzzo (inizi terzo sec. a.C.) non hanno ancora termine i seppellimenti nella pianura di Campovalano che si concluderanno solo agli inizi del secondo sec. a.C. Si può ipotizzare che il relativo centro abitato (Colle Melatino?) sia stato distrutto dai romani e gli abitanti “deportati” nelle vicine città di Teramo e di Giulianova. Con la fine della storia millenaria di Campovalano non ha fine però il percorso del Museo di Campli: rimangono infatti da vedere i contributi offerti all’archeologia da altre discipline quali l’antropologia, la geologia e soprattutto i magazzini archeologici in cui sono conservate tutte le sepolture finora scavate (525 fra il 1967 e il 1994) di cui solo una minima parte è esposta nei Musei Nazionali di Chieti e di Campli.              

Testo di Vincenzo d’Ercole
Ultimo aggiornamento ( 02/07/2009 - 12:11 )