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Il tartufo principe dei vegetali afrodisiaci Stampa E-mail
20/06/2008 - 10:53
IL PIACERE E’,  PRIMA DI TUTTO, QUEL CERTO PROFUMO…
Il tartufo principe dei vegetali afrodisiaci

Parliamo di tartufo e del perché si può considerare afrodisiaco.
Afrodisiaco è il termine che coinvolge direttamente Afrodite, ecco subito la necessità di un chiarimento: chi era Afrodite?
Il primo appellativo che i mitografi danno della divinità femminile che poi si chiamerà Afrodite è quello di “dea del desiderio”. La quale come narra Esiodo (sette secoli prima di Cristo), emerse nuda dalla spuma del mare. Spuma, da precisare, seguendo ancora Esiodo, che non era del tipo provocato dal frangersi delle onde, bensì dallo sfogarsi dei testicoli di Urano, irritati per essere stati falciati via dal loro legittimo proprietario mentre questi dormiva e quindi gettati in mare. Il tutto ad opera di Crono, il più giovane dei sette figli di Urano stesso ( i cosiddetti Titani), in seguito, diciamo così, ad una lite di famiglia.
Sempre secondo Esiodo, la neonata Afrodite affrontò il mare aperto e, “cavalcando una conchiglia”, giunse a Citera, un’isola appena più grande dell’Elba, a sud della costa greca dell’Egeo. La dea trovò l’isola troppo piccola per instaurarvi una propria dimora. Proseguì allora fino a Cipro, toccando terra nella parte occidentale di quest’altra isola, ben ottanta volte più grande di Citra, nel punto in cui sorse la città di Pafo (oggi Baf).
Tutto questo mitico vagar per mare della dea sarebbe conferma, secondo attuali credenze mediterranee, del valore afrodisiaco dei cibi che l’uomo può trarre ancor oggi dall’acqua salata. Ma altre fonti dell’antichità classica, da Festo Grammatico ad Apollodoro, sostengono che Afrodite sapeva librarsi benissimo anche nell’aria, scortata da stormi di tortore, colombe e passeri, cioè dagli esemplari più lussuriosi dell’avifauna mediterranea.
     Comunque non sarebbe giusto legare i poteri di Afrodite alla sola passione carnale. Un bellissimo passo della Teogonia del solito Esiodo ci ricorda che
        “il privilegio esclusivo della dea, e il suo retaggio, tanto fra gli uomini che fra gli immortali, sono le chiacchiere delle bimbe, i sorrisi, gli inganni; sono il piacere soave, la tenerezza e la dolcezza…”
     E  ai tartufi come ci è arrivata Afrodite?
Sembra che tutto il potere scatenante sia legato all’odore, o meglio al profumo che il tartufo emette. In effetti, c’è un sottile legame tra i piaceri che dà la gola e quelli che ci vengono dall’olfatto. Questo gioca un ruolo di primo piano in mille circostanze della vita: tant’è vero che Madre Natura ha disposto che, all’interno del naso umano, una mucosa misurante in tutto 3  centimetri quadrati riesca a contenere oltre 10 milioni di terminazioni nervose con funzioni di “recettori olfattivi”. Grazie ai quali, siamo in grado di riconoscere e distinguere, spesso attraverso l’annusamento di una sola molecola, da 2.000  a 3.000 odori diversi e, in particolare, quelli che coinvolgono il sesso.
E’ a tutti ben noto, infatti, che l’olfatto, appena può, stabilisce confronti del tipo che, a questo punto, possiamo definire con l’aggettivo “afrodisiaco”.
L’importanza del profumo nell’amore è confermata da una certa tavoletta di terracotta ritrovata nel santuario di Persefone a Locri, in Calabria. Vi è sintetizzato il matrimonio come fonte di piacere: domina la scena Ermes ( il Mercurio latino), signore di ogni tipo di scambio e di contratto, quello di matrimonio compreso. Il dio sta salendo sul carro di Afrodite con il quale rapisce Persefone; e lo fa tirare da due Eroti, o Amorini alati.
Uno è maschio e porta una colomba; l’altro è femmina e che cosa regge? Un vaso di profumo.
Ultimo aggiornamento ( 20/06/2008 - 14:50 )
 
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