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I GIOIELLI DELLE DONNE PRETUZIE Stampa E-mail
20/06/2008 - 10:54
I GIOIELLI DELLE DONNE PRETUZIE
ammiccanti e lussuosi ornamenti di seduzione

L’uso dei monili è da sempre una risultante di usi e costumi, la terra d’Abruzzo in particolare, di spiccata vocazione contadina e pastorale, ne è  viva testimonianza  attraverso la ricca produzione delle “sciacquajje”, “cannatore” e “presentose”, con le esecuzioni in lamina d’oro e filigrana tipiche di Pescocostanzo e Scanno, fino ad arrivare  alla lavorazione del corallo importato da Torre del Greco a Giulianova, dove si eseguivano le maestose e scenografiche collane indossate dalle contadine dell’entroterra nei giorni delle fiere e di festa: chiave di lettura dello stato civile e sociale delle donne abruzzesi questi oggetti erano veri e propri capolavori di oreficeria la cui tradizione stiamo irrimediabilmente perdendo per sempre.
 Andando  indietro nel tempo, agli albori della civiltà, molte testimonianze archeologiche ci insegnano che già dalla preistoria i popoli amavano adornare i propri corpi con decorazioni di ogni genere, notevolmente differenziate  per appartenenza sociale o per sesso.
Il più antico metodo per decorarsi era semplicemente dipingere il corpo con sostanze vegetali deperibili o con tatuaggi permanenti, il cui scopo primario doveva fungere da attrattiva per l’altro sesso o, comunque, inviare dei precisi ed inequivocabili messaggi. Col tempo si cominciarono ad usare oggetti ornamentali prelevati    dall’ambiente circostante  come  conchiglie cypree, denti, ossa  e piccoli  corni di animali, pietre ecc., che con l’evoluzione diventarono veri e propri monili lavorati o incastonati.
A fianco di questi oggetti si iniziò a lavorarne altri  completamente “progettati” in metallo(ferro, bronzo, argento, oro) che assumevano le forme di fibule, placche, ciondoli, collane, bracciali, orecchini, anelli, seguendo le tipologie dettate dagli usi del tempo, sovente ricchi di enorme significato simbolico, apotropaico e magico celato dietro le  fogge o i colori, per lo più legati alla fertilità, o propiziatori, o ad azione scaramantica, ecc., per cui erano veri e propri amuleti; altri  erano, invece, dei semplici ornamenti decorativi.
La prima categoria era realizzata attraverso elementi antropomorfi, zoomorfi, fitomorfi,  protomi solari, figure di fantasia ecc, la seconda aveva le forme più disparate, ma non celava nessun significato, in quanto seguiva semplicemente la moda di determinati gruppi sociali, di una determinata epoca.
 
Al fascino dei gioielli non sfuggì il popolo dei Pretuzi, come dimostrano le ricche testimonianze della necropoli di Campovalano(fine sec.XIII-età del bronzo finale, inizi sec.V-età orientalizzante) depositate presso il Museo Archeologico Nazionale di Campli. In esso è conservato un considerevole numero di monili derivanti da sepolture femminili che, assieme agli utensili legati all’arte della filatura e della tessitura, sono gli elementi più connotativi delle donne di questo popolo dedito alla pastorizia e dal tenore di vita piuttosto agiato.
Tra gli ornamenti più ricorrenti vi sono una ricca serie di fibule ad arco, armille e bracciali in metallo, avorio e pasta vitrea, pendagli realizzati con conchiglie, ossi, oppure in bronzo a forma di manina aperta con l’effigie del sole, ad accetta in pietra levigata o a forma di oinochoe, a banana o a batacchio, piastre di cinturoni. Spiccano numerose collane in ambra baltica, o a pasta vitrea o con vaghi in vetro, quasi antesignane delle moderne murrine. La fascinosa placca in avorio della tomba di adolescente (n.127), riproducente un cavallo assalito da fiere, è diventata il logo stesso del museo, mentre di notevole interesse è il corredo della tomba n.604, di età orientalizzante, arricchita   da gioielli di importazione come collane d’ambra e  pasta vitrea con grande vago a volto antropomorfo, anellini d’oro, argento e bronzo d’argento,  bracciali d’avorio, vetro e argento,  nonché la splendida collana in lamina d’oro, con i grani realizzati a scanalature molto eleganti e con i terminali a forma di testine antropomorfe bifronti.
Da questo importante patrimonio prende lo spunto la mostra fotografica realizzata in occasione della manifestazione “Sagra e Profano” che si terrà a Campovalano dal 6 al 13 luglio 2008: essa vuol essere occasione di divulgazione del ricco materiale recuperato e stimolo per significativi studi di approfondimento.

 Maria Rosanna Proterra
 Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Campli
Ultimo aggiornamento ( 20/06/2008 - 14:50 )
 
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