ARTISTI 2009
02/07/2009 - 11:35

Mercoledì 8 luglio
ROPPOPO'

 Credo che gli artisti, specie quelli che fanno musica, si dividano in due categorie, quelli che “sentono la musica” e che riescono a trasmetterti emozioni, e quelli che “vendono musica”, buoni solo per la radio della macchina e per farti fischiettare qualche motivetto che, per un certo periodo, piace più o meno a tutti. Roppoppò non appartiene ad alcuna di queste due categorie, perché le sue canzoni non trasmettono emozioni e la sua musica, per quanto orecchiabile, non vive lo spazio di una stagione.
No, Roppoppò è diverso.
Roppoppò ti canta nell’anima.
Roppoppò ti scardina la porta delle memorie antiche.
Roppoppò ti evoca saperi che ti preesistono, che c’erano anche prima che tu nascessi e che sono tuoi solo perché, prima di te, qualcuno è riuscito a farli propri e a sedimentarli in quell’angolo del cuore destinato, e un giorno la scienza lo dimostrerà, ad accogliere l’estratto di tutte le vite vissute prima della nostra e, senza le quali, la nostra non sarebbe vita.
Roppoppò è un poeta.
Di quelli veri.
Di quelli che non si inerpicano sulle vette della letteratura riservata agli iniziati, ma si fanno portatori di quel comune sapere e di quel collettivo sentire che sono nostri, nutrimento stesso del nostro essere uomini. Lui ama definirsi cantastorie, e non sbaglia, perché era proprio ai cantastorie che veniva affidata, quando la cultura era tramandata e non trasmessa su un video, la creazione di una nostra identità. Quelle che canta Roppoppò non sono canzoni, sono poesie del vivere, sono ritratti del tempo incastonati in una cornice di note, che solo una lettura frettolosa definirebbe “orecchiabili” o, peggio, “folcloristico-tradizionali”, magari con quella leggera spocchia che sempre accompagna il parlare degli “altri”, gli artisti delle altre due categorie.
Ma gli altri sono cantanti, che ne sanno della poesia. Che ne sanno di quella magia curiosa che si impadronisce di noi, di tutti noi, quando una delle canzoni di Roppoppò si fa colonna sonora del nostro vivere. Che ne sanno, loro, gli artisti veri, del cantare nell’anima? Che ne sanno di quel distillato di memoria collettiva che sempre, quando canta Roppoppò riaffiora con la prepotenza di un fulmine d’estate, ma è un fulmine che porta sereno.
Tutto accade in un attimo, Roppoppò canta e tu ti accorgi che no, non lo stai ascoltando, che non sono le orecchie il tramite della conoscenza, ma che quella musica, quelle parole, quel confondersi non confuso di note è solo l’eco potente di un suono che ti vive dentro e che, in quell’attimo, ti ripropone i colori e i calori dei tempi segnati dalle stagioni, dei raccolti e delle semine, delle aie popolose, delle lune accese sulle serate scolpite dalle parole, dai racconti. Dalle musiche dei cantastorie. Roppoppò non va ascoltato, va assorbito, perché ci consente il lusso di tornare con l’anima ai tempi nei quali, a sera, non s’andava a dormire con i sonniferi ma con le stelle e non si sprecava sonno in sterili autoanalisi sull’aver vissuto una giornata da uomini appagati o da uomini insoddisfatti, da uomini sereni o da uomini stressati, da uomini con l’ansia o da uomini con il panico. Molto più semplicemente, ci bastava essere stati uomini.
Calateve lu cappelle, c’è Roppoppò che canta…
Antonio D’Amore
maggio 2006

Giovedì 9 luglio
Almamegretta

 Venuti alla ribalta nel 1992 con il mini album "Figli di Annibale", i napoletani Almamegretta si sono rivelati negli anni come una delle migliori realtà "dub" italiane
Gli Almamegretta sono una delle band italiane più interessanti dell'ultimo decennio. Si sono imposti all'attenzione del pubblico nel 1992 con il mini album Figli di Annibale, quattro brani registrati in cinque giorni, la cui title track farà parte della colonna sonora del film di Gabriele Salvatores "Sud" (1997). Ma la consacrazione arriva l'anno successivo con Anima Migrante, dove appaiono già evidenti le molteplici influenze da ogni angolo del mondo, tradotte con naturalezza in un efficace dialetto partenopeo, che si trasforma così in linguaggio universale. Tre album in tre anni e mezzo, (Figli di Annibale, Anima Migrante, Sanacore) che segnano un cammino sempre più preciso e riconoscibile verso la creazione di una "musica totale". Un'esperienza originale nel panorama musicale italiano, destinata ad influenzare diverse band successive.

Venerdì 10 luglio
Riserva Moac


 La RISERVA MOAC è un collettivo musicale composto da sette musicisti nati nella provincia di Campobasso. Grazie a numerose esibizioni dal vivo nazionali ed internazionali, nell’ultimo anno e mezzo più di 100, diventano ben presto un fenomeno emergente del circuito alternativo e in più di un’occasione condividono la scena live con band come Modena City Ramblers, Bandabardo, Elio e le Storie Tese, Max Gazzè, Roy Paci & Aretuska, Quintorigo, Gino Paoli.
Alla base di tutto c’è una scelta minimale di creare un sound basato principalmente sulla forza di strumenti acustici come zampogna, ciaramella, fisarmonica o la sezione degli aerofoni, fatti letteralmente incidentare con ritmiche e strumenti provenienti da più parti del mondo e con basso, chitarra, batteria che hanno il compito di traghettarci nell’attualità e creare quelle sonorità che la realtà musicale moderna ci offre.
E la terra, la cultura d’origine sono come la punta metallica di un compasso, tenendo ferma la quale, si possono compiere cerchi perfetti, viaggi di qualunque intensità. Questo vuol sottolineare il carattere non chiuso e con lo sguardo rivolto all’indietro, ma l’apertura del gruppo verso le nuove esperienze e le nuove considerazioni che il presente e la modernità gli permettono di fare. Da quanto detto si può intuire anche la passione per una comunicazione nuova di tematiche più o meno attuali, o che guardano al futuro del nostro mondo e delle nostre culture e società.


Sabato 11 luglio
Bandadriatica

 Di bande scalmanate le due coste adriatiche ne hanno viste a centinaia. Nelle divise malconce dei tour calabresi o nei vestiti rassettati delle feste di matrimonio, coi denti d’oro a fare pendant con lo strumento e la decorazione sul cappello. Lenti dietro i santi e di corsa di paese in paese, di festa in festa. Bandadriatica è un omaggio ai musicisti delle nostre strade. Strade difficili e in salita dietro alle madonne, strade aperte in mezzo al mare con piccole barche in processione o sulle grandi navi che in una notte portano dall’altra parte. Strade che si aprono nuove ad ogni passaggio di mare, dove si vanno ad incontrare i suoni che si è sempre sentito riecheggiare da lontano.Dieci musicisti percorrono e ripercorrono le strade virtuali che uniscono due mondi musicali, attraccando nei porti che si affacciano sull’adriatico, come se Venezia, Capodistria e Dubrovnik fossero le tappe obbligate per arrivare più in fretta da Lecce a Tirana. Bandadriatica è la banda del nuovo tempo, emaciata e contenta come i padri che hanno percorso suonando i chilometri che ci hanno portato dove siamo e ad un tempo modernamente figlia di tutti gli ascolti che il viaggio e la strada propongono, inevitabilmente.La musica nasce dall’incontro di tre musicisti di provenienza musicale diversa e che hanno trovato nello spazio sospeso di questo progetto il terreno ideale della comunicazione. Claudio Prima organettista e vocalist eclettico già leader di Manigold, Emanuele Coluccia sassofonista di spicco della scena pugliese, di recente ritorno da New York e Redi Hasa virtuoso violoncellista albanese trapiantato nel Salento. Il risultato è un progetto trascinante e innovativo che riunisce il fascino della musica di strada e l’eleganza della sperimentazione in uno spettacolo frenetico e travolgente, da vivere a distanza possibilmente ravvicinata. Claudio Prima: organetto e voce Emanuele Coluccia: sax soprano e tenore Redi Hasa: violoncello Vincenzo Grasso: clarinetto e sax tenore Andrea Perrone: tromba Gaetano Carrozzo: trombone Andrea Doremi: tuba Ovidio Venturoso: batteria Alessio Borgia: percussioni www.adriatik.it/banda www.myspace.com/adriatik

 

Ultimo aggiornamento ( 02/07/2009 - 12:11 )